Amatrice, 10 anni dopo: parla l'ex sindaco Sergio Pirozzi

Sono passati dieci anni da quella notte del 24 agosto 2016 in cui, alle 3:36, una violenta scossa devastò Amatrice e altri comuni del Centro Italia. Il bilancio fu drammatico: 299 vittime e migliaia di persone costrette a lasciare le proprie case.
A dieci anni di distanza, Amatrice continua a fare i conti con una ricostruzione che procede tra cantieri, opere ancora da completare e una comunità che cerca di guardare al futuro. Tra le opere ancora attese ci sono anche l’ospedale e la nuova caserma dei Carabinieri.
A ricordare quella notte e a fare il punto su ciò che è stato fatto e su ciò che ancora manca è Sergio Pirozzi, ex sindaco di Amatrice, intervenuto ai microfoni di Radio Roma Sound. Dalla gestione dell’emergenza al ruolo dei volontari, fino alle prospettive economiche del territorio, Pirozzi ha sottolineato la necessità di una visione di lungo periodo per permettere alla comunità di ripartire.
La ricostruzione e le opere ancora da completare
“Penso che il dovere di ogni sindaco sia quello di battersi per la propria comunità. Non è il giorno delle polemiche questo, però le cose che vediamo sono incontrovertibili: c’è l’ospedale che ancora non è pronto, ad esempio. Io penso che sarà pronto a fine 2027, ma stride, perché un presidio ospedaliero riaccende la speranza. La caserma dei Carabinieri ha visto i lavori iniziare ieri.
Al posto dell’istituto alberghiero, che era un’eccellenza, ora c’è una buca. Tutto ciò stride perché noi, in due anni, abbiamo ricostruito una scuola nuova. Quindi perché la scuola nuova, dove c’è di mezzo l’amministrazione locale, è nata in due anni e gli altri presidi ancora non sono pronti?”
“C’è bisogno di una visione comune”
Per l’ex sindaco, la ricostruzione non può limitarsi alla gestione dell’emergenza, ma deve essere accompagnata da una programmazione capace di guardare alle esigenze future del territorio.
“C’è bisogno di una visione comune. Io ebbi la lungimiranza di far costruire un eliporto, mentre c’era qualcuno che voleva un parcheggio, e quella sera l’eliporto ha consentito l’arrivo di tanti elicotteri che viaggiavano sopra Amatrice avanti e indietro. Se non ci fosse stato quello, ci sarebbero stati più morti. Io credo che un sindaco debba sempre guardare al futuro. Oggi, purtroppo, si guarda più al presente.”
Il ruolo dei volontari
Nel racconto di Pirozzi c’è anche il ricordo di chi, nelle ore più drammatiche, si è mobilitato per aiutare la popolazione colpita dal sisma.
“I volontari sono i primi ministri veri, perché sono quelli che si sono sporcati le mani per aiutare una comunità che è stata ferita, ma che non è stata mai abbandonata.”
La sfida per il futuro: ambiente e produzioni locali
A dieci anni dal terremoto, secondo Pirozzi, la vera sfida sarà costruire un modello di sviluppo capace di valorizzare le caratteristiche di Amatrice e del territorio circostante.
“Qui noi oggi abbiamo l’unico settore che tira, che è quello dell’edilizia. Oggi la vera sfida è immaginare dove andrà l’evoluzione di questa terra: la valorizzazione dell’ambiente, i percorsi naturalistici, le produzioni locali di nicchia e l’agricoltura, che è fondamentale.”