Difterite, Ciccozzi: "Il vaccino ha salvato milioni di vite"

La morte di una bambina di quattro anni a Palermo per difterite ha riacceso l’attenzione su una malattia che in Italia è diventata estremamente rara grazie alla vaccinazione. Per approfondire il caso e soprattutto il ruolo della prevenzione, abbiamo intervistato Massimo Ciccozzi, professore di Epidemiologia al Campus Bio-Medico di Roma.
Dalla difterite diffusa alla quasi scomparsa dei casi
«La difterite l’abbiamo debellata proprio con la vaccinazione», ha spiegato Ciccozzi, ricordando come prima della diffusione della vaccinazione i casi fossero numerosi. L’Italia è arrivata a registrare anche 72 casi ogni 100mila persone, numeri che l’epidemiologo definisce pesanti.
Con l’introduzione della vaccinazione obbligatoria, la situazione è progressivamente cambiata. «Se andiamo a vedere i grafici dal 1925 al 2004 la curva è nettamente in discesa», ha sottolineato Ciccozzi, ricordando come la difterite sia diventata una malattia estremamente rara nel nostro Paese.
Secondo il professore, l’assenza di casi per molti anni non deve però far dimenticare l’importanza della vaccinazione: proprio perché una malattia diventa rara, infatti, può diminuire la percezione del rischio nella popolazione.
Il caso della bambina di Palermo
La morte della bambina di quattro anni ha riportato la difterite al centro dell’attenzione. Ciccozzi si è soffermato anche sul tema della vaccinazione prevista per l’infanzia, chiedendosi come mai alla bambina non fosse stato somministrato il vaccino contro la difterite.
«Io mi chiedo come mai il vaccino per l’esavalente, per la difterite, non sia stato fatto, perché la bambina la materna l’ha frequentata e questi fanno parte dei vaccini obbligatori», ha detto.
L’episodio riporta quindi l’attenzione anche sulla copertura vaccinale, che può presentare differenze significative tra le diverse aree del Paese.
Le differenze tra le regioni
«Se in Sicilia la copertura è dell’80% ci sarà un motivo, in Lombardia ad esempio è del 98%», ha osservato Ciccozzi.
Per l’epidemiologo, il tema della copertura vaccinale deve essere affrontato anche attraverso una corretta comunicazione scientifica. Una copertura più bassa, infatti, può favorire la ricomparsa di malattie che per anni sono rimaste quasi assenti.
Vaccini e autismo: cosa dice la scienza
Uno dei temi affrontati durante l’intervista è stato anche il presunto collegamento tra vaccinazioni e autismo, una delle teorie più diffuse nella disinformazione sui vaccini.
«Non esistono al mondo studi scientifici che colleghino vaccini e autismo», ha affermato Ciccozzi, aggiungendo che «una persona purtroppo con l’autismo ci nasce».
L’epidemiologo ha poi fatto riferimento al principio del dubbio scientifico, sottolineando che la ricerca deve essere sempre pronta a rivedere le proprie conclusioni di fronte a nuove evidenze: «Se fra un anno, due arriva il genio di turno che scopre qualcosa ne riparliamo».
Ma, fino a quando non emergono prove scientifiche solide, secondo Ciccozzi la scelta deve essere quella di prevenire: «Oggi io preferisco prevenire una malattia infettiva con la vaccinazione».
Il dubbio scientifico e la disinformazione
Ciccozzi ha parlato anche del rapporto tra scienza, comunicazione e disinformazione, citando il dibattito che negli ultimi anni ha riguardato soprattutto i vaccini anti-Covid.
«Il grande problema è la disinformazione scientifica e la colpa è la nostra e lo dico tranquillamente, perché con il Covid è stato fatto un casino», ha affermato.
Un problema che, secondo il professore, riguarda anche il modo in cui vengono diffuse informazioni non supportate da prove. «Come si fa a dire una cosa quando non sai nemmeno se è vera? Se non hai prove scientifiche tangibili, perché questo crea disorientamento».
Il dubbio, però, non viene considerato dal professore come un nemico della scienza. Al contrario: «Nella scienza il dubbio è quello che ci porta avanti, se io non avessi dubbi sarei rimasto a 50 anni fa».
Il vaccino non significa necessariamente non ammalarsi
Durante l’intervista Ciccozzi ha affrontato anche un altro equivoco: quello secondo cui una persona vaccinata non dovrebbe mai contrarre la malattia.
«Il vaccino diminuisce i sintomi della malattia», ha spiegato. «Se mi vaccino dopo due giorni posso anche prendermi l’influenza ma sicuramente in maniera molto più lieve».
Il principio, quindi, non è necessariamente quello di impedire in assoluto ogni infezione, ma quello di ridurre il rischio e soprattutto la gravità della malattia, a seconda del vaccino e dell’infezione considerata.
“Ci stiamo dimenticando della prevenzione”
Il messaggio con cui Ciccozzi chiude il suo ragionamento è proprio quello della prevenzione.
«Ci stiamo dimenticando della parola prevenzione, che è la cosa più importante che possa esistere», ha detto.
L’epidemiologo sottolinea inoltre l’importanza della prevenzione anche dal punto di vista economico e del sistema sanitario: «Una cosa è curarsi, e mettere nel nostro corpo farmaci che ricordo essere tutti tossici, e una cosa è prevenire anche in termini di spesa sanitaria».
E nel bilancio dell’impatto della medicina sulla salute pubblica, Ciccozzi attribuisce alla vaccinazione un ruolo fondamentale: «Il vaccino dopo l’acqua potabile è quello che ha salvato più vite umane».