Roma, scuole occupate per freddo e disagi strutturali

Negli ultimi giorni diversi licei di Roma hanno vissuto giorni di protesta e occupazione da parte degli studenti, per segnalare disagi interni e criticità strutturali. Tra i motivi principali ci sono riscaldamenti spenti, infiltrazioni e cattiva programmazione della riaccensione degli impianti. Per fare chiarezza sulle cause, sulle responsabilità e sulle differenze tra forme di protesta, Cristina Costarelli, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi del Lazio, è intervenuta ai microfoni di Radio Roma Sound.
Le occupazioni precedenti legate a Gaza: difficoltà di risalire ai responsabili
Sulle occupazioni legate ai disagi per la questione di Gaza e ai danneggiamenti, Costarelli spiega: «È andata come avevo anticipato, cioè che chiedere il pagamento è difficilissimo, al limite dell’impossibile, perché poi di fatto non è possibile risalire a chi sono gli individui, gli studenti con nome e cognome che hanno prodotto i danni». Il problema più volte riscontrato è infatti l’impossibilità di identificare con certezza chi abbia effettivamente causato i danni durante le occupazioni: «Molti di loro addirittura occupavano incappucciati, non identificati e quindi non si può chiedere a tutti genericamente. Quindi a pagare è sempre la finanza pubblica, vuoi che siano le amministrazioni locali, vuoi che siano le scuole, e quindi lo stesso film lo vediamo ripetersi ogni anno».
Occupazioni per il freddo e responsabilità amministrative
Una delle motivazioni principali delle proteste è stata il freddo nelle aule e i disagi legati alla mancata accensione degli impianti di riscaldamento. Costarelli osserva che il problema si è manifestato soprattutto dopo la chiusura delle scuole durante le vacanze natalizie: «Appena si è ravvisato questo problema del freddo, che il 7 gennaio si è proposto, mettiamoci anche un’ondata di freddo eccezionale per una città come Roma e quindi subito abbiamo interloquito con gli enti locali affinché si ponesse rimedio a questa situazione». La presidente dei presidi illustra le misure intraprese: «Innanzitutto si è andati a sistemare dove ci sono blocchi o danni. Poi è stata anche anticipata l’accensione, la scorsa domenica, quindi tre giorni fa, nelle scuole, nella maggior parte dei casi dove non c’erano problemi di tipo tecnico». Tuttavia, Costarelli ribadisce che il disagio esiste, ma non è motivo per ricorrere sistematicamente all’occupazione: «La protesta è giusta, ma non è necessario arrivare alle forme dell’occupazione. Il problema si rappresenta, si gestisce e, anche in questo caso, nel giro di qualche giorno la situazione può dirsi quasi sistemata».
La dirigente chiarisce che, in caso di condizioni climatiche particolarmente avverse, il dirigente scolastico ha anche la competenza di sospendere l’attività: «Cioè, se c’è un freddo che scende sotto i 10 gradi, si può disporre la sospensione per qualche giorno».
Programmazione degli impianti: un problema ciclico
Per Costarelli il problema principale non è tanto un controllo mancato, ma una carenza di programmazione: «No, io non direi mancato controllo, perché il controllo fino al 20 dicembre era tutto funzionante. La carenza che vedo è nella programmazione. Arriviamo qualche giorno prima così siamo certi che sia tutto a posto». In questo senso, l’Associazione dei Presidi intende farsi parte attiva per migliorare il coordinamento con gli enti locali: «Noi come Associazione Presidi prenderemo l’impegno, per il prossimo anno, quando arriveremo al 20 dicembre, di ricordare agli enti locali di andare ad accendere qualche giorno prima. Questo ce lo prendiamo d’impegno e lo faremo».
Costarelli aggiunge che, pur riconoscendo l’utilità della protesta come forma di segnalazione, non la considera necessaria in tutte le situazioni: «Per come la vedo io l’occupazione non serve mai. Io da dirigente se mi fossi trovata in una situazione del genere avrei anche disposto una sospensione per qualche giorno». In prima persona racconta anche un’esperienza diretta di intervento: «Ho avuto nella mia scuola delle aule che stavano a freddo: le ho spostate, sono stata dietro all’ente locale affinché lo sistemasse, e nel giro di due giorni era tutto a posto. Sono situazioni che si risolvono; il disagio c’è, di questo ci dispiace sempre, però qui una soluzione la si può trovare e l’abbiamo trovata».
Il Liceo Newton e i due fronti di protesta
Sulle motivazioni dell’occupazione del Liceo Newton, Costarelli sottolinea che i temi sollevati dagli studenti non sono necessariamente collegati tra loro: «Sono due argomenti che competono a figure diverse. Il cancellare il murales fatto per sostenere Gaza non entra nel merito ed è un’azione interna alla scuola. Il controllo degli impianti della caldaia non compete alla scuola, ma a un altro ente, che è la Città Metropolitana». In questo senso, la dirigente precisa: «Quindi non è che avete fatto questo e non avete fatto quell’altro; sono due azioni che riguardano competenze diverse. Dire “scioperiamo perché avete cancellato il murales e non avete acceso i riscaldamenti” non sta in piedi».