Scuola, Costarelli: "Posticipare rientro non serve"

Romina Caprera
Cronaca
04/09/2026

Il rientro nelle scuole del Lazio si avvicina mentre resta alta l’attenzione sulle temperature e sulle condizioni degli ambienti scolastici. Ne abbiamo parlato con Cristina Costarelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi del Lazio, che ha illustrato le possibili soluzioni per tutelare studenti e docenti, dalla valutazione di eventuali riduzioni dell’orario alla necessità di interventi strutturali.

“Un problema che quest’anno affrontiamo più che mai”

«Questo è un problema che purtroppo ci troviamo ad affrontare quest’anno più che mai. Ci prepariamo a iniziare anche prima, perché il 10 molte scuole inizieranno le attività, quindi vedremo come gestire la situazione in base a quanto si verificherà.

Ci sono dei finanziamenti previsti, ma è vero che non è che potremo metterli a terra nel giro di pochi giorni. Se dovessero verificarsi situazioni invivibili, sempre con il parere di esperti, è chiaro che si può pensare a una sospensione per causa di forza maggiore.

Il problema lo affronteremo con la consulenza di addetti del settore e cercheremo di tutelare la salute di studenti e docenti. L’emergenza climatica è mondiale, cerchiamo di affrontarla con lucidità. Gli allarmismi non servono, perché già di per sé il rientro a scuola non è mai semplice».

“Si potrà valutare un orario ridotto”

«Si potrà magari prendere una decisione di orario ridotto per qualche settimana, bisogna solo iniziare e prendere poi una decisione con gli specialisti. Spostare l’inizio delle lezioni non risolverà il problema, perché, se posticipiamo l’inizio, dobbiamo posticipare anche la fine delle lezioni.

Il discorso si risolverà con la climatizzazione degli ambienti, ma non è che con la bacchetta magica possiamo condizionare 9 mila edifici scolastici».

“Il nostro calendario scolastico è equilibrato”

«Io credo che il nostro calendario scolastico sia molto equilibrato. Il modello nord europeo non è pratico, perché a scuola vanno fino al 30 giugno e iniziano il 1° settembre. Se i giorni devono essere quelli, e questo ce lo impone un discorso europeo, il calendario è quello.

Ormai è culturalmente un sistema che abbiamo acquisito in questa direzione, non credo nella possibilità di una modifica così impattante».