Sextorsion, la truffa online che colpisce i minorenni

Il fenomeno della sextorsion, il ricatto sessuale online che colpisce sempre più spesso adolescenti e minorenni, è stato al centro dell’intervista a Federico Becchetti, commissario capo della Polizia di Stato in servizio presso la Polizia Postale, intervenuto ai microfoni di Radio Roma Sound. Una truffa subdola, in forte crescita, che sfrutta la vulnerabilità emotiva dei più giovani e l’illusione di parlare con coetanei sui social network.
Un fenomeno in crescita che colpisce sempre più giovani
«È un fenomeno molto diffuso in questo momento, è noto ed è purtroppo in aumento», spiega Becchetti. La sextorsion coinvolge soprattutto i minorenni, ma non risparmia nemmeno i ragazzi più grandi. «Impatta maggiormente il sesso maschile, gli uomini sono le vittime predilette di questo fenomeno», sottolinea il commissario, evidenziando come l’età delle vittime si stia progressivamente abbassando. L’accesso sempre più precoce ai social network espone infatti i più giovani a rischi elevati: «Stiamo assistendo a un abbassamento dell’età perché sempre più giovani entrano nei social network e sono soggetti a questo rischio».
I social e la falsa fiducia nei profili online
Il ricatto può nascere su qualsiasi piattaforma che consenta di chattare e scambiarsi contatti, ma alcune risultano più insidiose: «È un fenomeno che colpisce tutte le piattaforme che mettono a disposizione una chat, però vengono utilizzati principalmente i social che mostrano un profilo». Secondo Becchetti, la presenza di una foto profilo e di una breve descrizione rende il contatto più credibile: «Questo può contribuire ad abbassare la soglia dell’attenzione», portando le vittime a fidarsi e a condividere materiale intimo.
La sensibilizzazione nelle scuole non basta
La Polizia Postale è impegnata da tempo in attività di prevenzione: «Abbiamo provato attraverso varie campagne di sensibilizzazione mirate nelle scuole, con diverse iniziative». Tuttavia, questo lavoro non è ancora sufficiente a contrastare il fenomeno. «Dobbiamo parlarne quanto più possibile per normalizzare il fenomeno», afferma Becchetti, sottolineando l’importanza di far capire alle vittime che chiedere aiuto è possibile: «Può capitare e si può chiedere aiuto. Possono chiamarci e contattarci, e noi cerchiamo di essere pronti per dare indicazioni».
Vittime vulnerabili e ricattatori dall’estero
Il commissario mette in evidenza come le vittime della sextorsion siano spesso persone particolarmente fragili: «Si tratta di persone vulnerabili e quindi maggiormente esposte, che rischiano di cadere nel sextorsion». Sul fronte investigativo, emerge anche la dimensione internazionale del fenomeno: «Purtroppo i colpevoli sono persone che cooperano dall’estero, come Nigeria o Filippine». Questo rende più complesso il perseguimento penale, ma non meno importante la denuncia.
Perché denunciare è fondamentale
«Denunciare non significa solo perseguire il colpevole», chiarisce Becchetti. La segnalazione serve anche a ricevere indicazioni pratiche su come comportarsi: «Serve per ricevere consigli ed essere sicuri che la vittima non abbia pagato e non abbia cancellato le conversazioni, che possono tornare utili». Un altro aspetto cruciale riguarda la tutela dei minorenni: «Esistono piattaforme che offrono la possibilità ai minorenni che condividono foto intime, che sono materiale pedopornografico, di bloccare il materiale».
Il messaggio finale è chiaro e diretto: «È sconsigliato mandare foto intime online, perché dal momento che è online non è più privata».