27^ giornata di Serie A: lotta aperta per la Champions

La ventisettesima giornata della Serie A 2025/2026 ha cristallizzato il dominio dell'Inter, ormai in fuga solitaria verso il titolo, lasciando alle spalle una scia di verdetti pesanti e colpi di scena. Mentre le milanesi avanzano senza intoppi, consolidando le prime due posizioni, il pareggio pirotecnico tra Roma e Juventus e il crollo dell'Atalanta a Reggio Emilia hanno rimescolato le carte nella corsa all'Europa, confermando un campionato dove, sebbene il vertice sembri assegnato, la lotta per le posizioni nobili resta infuocata e priva di padroni certi.
Risultati della 27ª giornata – Serie A 2025/26
Venerdì 27 febbraio
Parma - Cagliari 1-1
Sabato 28 febbraio
Como - Lecce 3-1
Verona - Napoli 1-2
Inter - Genoa 2-0
Domenica 1 marzo
Cremonese - Milan 0-2
Sassuolo - Atalanta 2-1
Torino - Lazio 2-0
Roma - Juventus 3-3
Lunedì 2 marzo
Pisa - Bologna 0-1
Udinese - Fiorentina 3-0
Classifica Serie A alla 27ª giornata:
1. Inter 67 pt
2. Milan 57 pt
3. Napoli 53 pt
4. Roma 51 pt
5. Como 48 pt
6. Juventus 47 pt
7. Atalanta 45 pt
8. Bologna 39 pt
9. Sassuolo 38 pt
10. Udinese 35 pt
11. Lazio 34 pt
12. Parma 33 pt
13. Cagliari 30 pt
14. Torino 30 pt
15. Genoa 27 pt
16. Fiorentina 24 pt
17. Cremonese 24 pt
18. Lecce 24 pt
19. Pisa 15 pt
20. Verona 15 pt
L'Inter scaccia i fantasmi e blinda la vetta
La sfida di San Siro tra Inter e Genoa, valida per la 27ª giornata, ha rappresentato molto più di una semplice tappa di campionato per i nerazzurri. Dopo la delusione europea, la squadra di Cristian Chivu ha risposto con una prestazione di autorità e cinismo, piegando per 2-0 un Genoa ordinato ma poco incisivo negli ultimi sedici metri. La vittoria permette all'Inter di portarsi a 67 punti, mantenendo invariato il distacco sulle inseguitrici e confermando una solidità mentale che sembra ormai il marchio di fabbrica di questa gestione.
La gara si sblocca al 31' del primo tempo grazie a una prodezza balistica di Federico Dimarco: l'esterno nerazzurro riceve un assist millimetrico di Mkhitaryan e, con un coordinazione perfetta, trafigge Bijlow con un sinistro al volo che si insacca a fil di palo. Prima del vantaggio, l'Inter aveva già dato segnali di pericolosità colpendo un legno proprio con l'armeno, apparso tra i più ispirati nella prima frazione di gioco.
Nella ripresa, il Genoa di Daniele De Rossi prova ad alzare il baricentro cercando di sfruttare la fisicità di Lorenzo Colombo, ma la difesa interista concede pochissimo. Al 70' arriva l'episodio che chiude virtualmente i giochi: un tocco di mano in area di Alex Amorim su cross di Henrique induce l'arbitro Fabbri ad assegnare il calcio di rigore. Dagli undici metri si presenta Hakan Calhanoglu, subentrato poco prima, che spiazza freddamente il portiere rossoblù per il definitivo 2-0. Nel finale i padroni di casa sfiorano il tris con Diouf, ma il risultato non cambia più. San Siro festeggia un'Inter che, nonostante le fatiche di coppa, ha saputo ritrovare immediatamente la rotta tricolore.
Il Diavolo la risolve nel finale: Pavlovic e Leao abbattono il muro grigiorosso
La trasferta dello Zini si è rivelata molto più complicata del previsto per il Milan di Massimiliano Allegri, che è riuscito a strappare i tre punti solo nei minuti di recupero, piegando una Cremonese coraggiosa e ordinata con un secco 0-2. Una vittoria fondamentale che permette ai rossoneri di consolidare il secondo posto a quota 57 punti e di presentarsi al derby contro l'Inter con il morale intatto, nonostante una prestazione caratterizzata da troppi errori sotto porta.
La gara ha visto un Milan padrone del campo per lunghi tratti, ma costantemente frenato da un Emil Audero in stato di grazia. Nel primo tempo, il portiere dei grigiorossi ha abbassato la saracinesca negando il gol a Pulisic e Fofana, mentre Rafael Leao ha sciupato una colossale occasione calciando a lato a tu per tu con l'estremo difensore avversario. Dall'altra parte, la squadra di Davide Nicola non è rimasta a guardare, rendendosi pericolosa con le incursioni di Bonazzoli e la fisicità di Vardy, che hanno tenuto in allerta la retroguardia guidata da Tomori.
Nella ripresa lo spartito non è cambiato: il Milan ha continuato a premere, inserendo anche forze fresche come Fullkrug e Nkunku per scardinare la difesa locale, ma la mira è rimasta imprecisa fino al minuto 89. Proprio quando il pareggio sembrava ormai scritto, sugli sviluppi di un corner battuto da Modric, è stato Strahinja Pavlovic a trovare la deviazione vincente sottomisura, portando in vantaggio i suoi con un tocco sporco che ha gelato lo Zini. Con la Cremonese totalmente sbilanciata in avanti alla ricerca del pari, il Milan ha chiuso i conti al 94': un contropiede fulmineo orchestrato da Nkunku ha liberato Leao, che questa volta non ha sbagliato appoggiando in rete il pallone del definitivo raddoppio.
Lukaku, il ruggito del cuore: il Napoli espugna Verona all'ultimo respiro
La ventisettesima giornata di Serie A ha regalato un finale da romanzo al Bentegodi, dove il Napoli è riuscito a strappare tre punti pesantissimi superando l'Hellas Verona per 2-1. Una partita che sembrava destinata a un amaro pareggio per gli azzurri, ma che si è trasformata nella serata della redenzione per Romelu Lukaku. La vittoria permette alla squadra di Antonio Conte di consolidare il terzo posto, mantenendo la pressione sulle milanesi e allontanando le inseguitrici nella corsa Champions.
La gara si sblocca in un lampo: dopo soli due minuti, Rasmus Højlund svetta su una deviazione di Vergara e con un preciso colpo di testa a pallonetto scavalca Montipò, siglando il vantaggio partenopeo. Il Napoli controlla il primo tempo e sfiora il raddoppio ancora con il danese, fermato solo da un salvataggio sulla linea di Edmundsson. Nella ripresa, però, il Verona alza il ritmo e trova il pari al 64' con una conclusione violenta di Akpa Akpro, leggermente deviata proprio da Hojlund. Nel momento di massima tensione, con il Verona che sfiora addirittura il colpaccio, emerge la figura di Lukaku: entrato a gara in corso, il belga deposita in rete al 96' un cross di Giovane, facendo esplodere la panchina azzurra.
Il gol di Verona non è stato solo un punto sulla tabella di marcia, ma la fine di un incubo personale e sportivo durato mesi. Lukaku tornava a esultare in Serie A dopo un digiuno di 281 giorni, un periodo segnato da un grave infortunio alla coscia che lo ha tenuto lontano dai campi da agosto fino a metà febbraio. Oltre al travaglio fisico, il centravanti belga ha dovuto affrontare il lutto per la scomparsa del padre Roger, avvenuta lo scorso settembre, un colpo durissimo che ha minato la sua stabilità psicologica nel momento più vulnerabile della carriera.
Nel post-partita, le telecamere hanno catturato un Lukaku insolitamente fragile: il gigante azzurro è scoppiato in lacrime durante l'intervista, dedicando la rete al padre con le dita rivolte al cielo. "Prima di venire a Napoli ero morto", ha dichiarato con voce rotta dall'emozione, sottolineando come l'ambiente partenopeo e la fiducia di Conte siano stati fondamentali per riportarlo alla vita, non solo agonistica. Il suo rientro aggiunge una dimensione fisica e carismatica fondamentale per il Napoli in questo sprint finale, offrendo a Conte la possibilità di sperimentare con successo la coppia "pesante" insieme a Hojlund.
La rinascita di Lukaku è solo il primo passo verso il recupero totale del potenziale offensivo del Napoli. A Castel Volturno si respira infatti grande ottimismo per Kevin De Bruyne: il fuoriclasse belga, fermo da ottobre per una lesione al bicipite femorale, è tornato ad allenarsi stabilmente con il gruppo. Il suo rientro, previsto gradualmente a partire dalla prossima sfida contro il Torino, promette di restituire al centrocampo quella qualità e quella visione di gioco che sono mancate nei momenti di massima emergenza stagionale. Con il ritorno dei suoi leader carismatici, il Napoli si prepara ad affrontare gli ultimi due mesi di campionato con una rosa finalmente completa e rigenerata nello spirito.
Olimpico da impazzire: Gatti allo scadere salva la Juve, la Roma mastica amaro
Il posticipo domenicale della 27ª giornata ha regalato quella che molti già definiscono la partita dell'anno. Allo Stadio Olimpico, Roma e Juventus hanno dato vita a un 3-3 pirotecnico, un'altalena di emozioni che ha visto i giallorossi accarezzare a lungo il sogno di una vittoria schiacciante, prima di subire la rimonta di puro orgoglio della squadra di Luciano Spalletti. Un pareggio che, per come è maturato, lascia sentimenti diametralmente opposti: la frustrazione per gli uomini di Gasperini e la consapevolezza di una tempra mai doma per i bianconeri.
La prima frazione è un monologo tattico della Roma, che chiude ogni spazio e riparte con velocità impressionante. Al 39' il match si sblocca: Wesley riceve al vertice sinistro dell'area, si accentra e disegna un destro a giro imparabile che si infila nell'angolo lontano, facendo esplodere i 65.000 dell'Olimpico. La reazione juventina arriva però immediata in apertura di ripresa: al 47' Francisco Conceição ristabilisce l'equilibrio con un'altra perla, un sinistro fulminante da fuori area che non lascia scampo a Svilar.
Il pareggio dura però solo sette minuti. La Roma riprende in mano il comando e al 54' torna avanti: su sviluppo di calcio d'angolo, Evan Ndicka trova la coordinazione perfetta e con un mancino al volo trafigge Perin sottomisura. La Juventus accusa il colpo e all'65' sembra capitolare definitivamente: ripartenza fulminea guidata da Koné, palla filtrante per Donyell Malen che brucia la difesa e con un tocco morbido sigla il 3-1. Sembra l'inizio della fine per i bianconeri, ma i cambi di Spalletti rimescolano le carte. Al 78' Jérémie Boga, subentrato da poco, accorcia le distanze risolvendo una mischia in area e ridando speranza ai suoi. Il finale è un assalto all'arma bianca della "Vecchia Signora" che viene premiato al 93': su un'ultima palla inattiva, McKennie spizza di testa e Federico Gatti, con un inserimento da centravanti vero, scaraventa in rete il pallone del definitivo 3-3, gelando i tifosi giallorossi proprio a pochi secondi dal triplice fischio
Como, il sogno Champions continua: tris al Lecce in rimonta
Il Sinigaglia si conferma un fortino inespugnabile per il Como di Cesc Fabregas, che nella 27ª giornata di Serie A supera il Lecce con un convincente 3-1. Una vittoria fondamentale che permette ai lariani di scavalcare momentaneamente la Juventus e di issarsi al quinto posto solitario, portandosi a soli due punti dalla zona Champions occupata da Napoli e Roma. Nonostante un inizio in salita, il Como ha dimostrato una maturità tattica e una qualità di palleggio che hanno finito per schiacciare le resistenze di un Lecce apparso troppo fragile nella fase difensiva.
La partita si apre con una doccia fredda per i padroni di casa: al 13' Lameck Banda scappa sulla sinistra e pennella un cross perfetto per l'inserimento di Lassana Coulibaly, che di testa trafigge Butez portando in vantaggio i salentini. La reazione del Como è però immediata e furiosa. Al 18' è già pareggio: un'imbucata illuminante di Perrone libera Jesús Rodríguez, il quale serve a Tasos Douvikas un pallone che l'attaccante greco deve solo spingere in rete a porta vuota.
L'inerzia del match cambia totalmente e il Como completa la rimonta al 35' ancora grazie all'asse Perrone-Rodríguez: il centrocampista argentino pesca nuovamente lo spagnolo tra le linee, che questa volta si mette in proprio, dribbla Falcone e deposita in rete il suo primo gol assoluto in Serie A. Prima del riposo, al 44', arriva anche il tris che mette in ghiaccio la partita: punizione radiocomandata di Da Cunha e stacco imperioso di Marc-Oliver Kempf, lasciato colpevolmente solo dalla difesa giallorossa. Nella ripresa il ritmo cala, con il Como che amministra il possesso e il Lecce che non riesce mai a impensierire seriamente la retroguardia lariana, se non con qualche timido tentativo di Pierotti. L'unica nota stonata per Fabregas è l'infortunio nel finale di Alvaro Morata, costretto a lasciare il campo nel recupero per un problema muscolare dopo un contatto in area.
Impresa Sassuolo: in dieci per ottanta minuti, la Dea cade al Mapei
La sfida del Mapei Stadium tra Sassuolo e Atalanta ha regalato il verdetto più inatteso della 27ª giornata, con i neroverdi capaci di imporsi per 2-1 nonostante un'inferiorità numerica durata quasi l'intero match. La squadra di Fabio Grosso ha gettato il cuore oltre l'ostacolo, approfittando di un'Atalanta apparsa svuotata dalle energie mentali post-sorteggio europeo e incapace di capitalizzare il vantaggio dell'uomo in più. Per Raffaele Palladino si tratta di un brusco stop che frena le ambizioni d'alta classifica, mentre per il Sassuolo è una vittoria che sa di svolta per la salvezza.
L'episodio che sembrava dover condannare i padroni di casa arriva già al 16': un intervento scomposto e pericoloso di Andrea Pinamonti su Djimsiti costa all'attaccante un rosso diretto, lasciando i suoi in dieci uomini con ancora ottanta minuti da giocare. Paradossalmente, l'espulsione scuote il Sassuolo che, anziché arroccarsi, trova il vantaggio al 23'. Su un calcio d'angolo velenoso battuto da Laurienté, la difesa bergamasca si addormenta: Thorstvedt manca l'impatto di testa ma la sfera carambola sui piedi di Ismaël Koné, che da due passi deve solo appoggiare in rete il pallone dell'1-0.
Nella ripresa ci si aspetta l'assedio totale della Dea, ma è ancora il Sassuolo a colpire in contropiede. Al 69', Armand Laurienté si traveste nuovamente da uomo assist servendo Kristian Thorstvedt: il norvegese avanza fino al limite dell'area e scaglia un sinistro chirurgico che si insacca dritto all'incrocio dei pali, dove Carnesecchi non può arrivare. L'Atalanta prova a reagire con la forza della disperazione e solo all'88' riesce a dimezzare lo svantaggio: Zappacosta trova lo spazio per un cross arretrato su cui si avventa Yunus Musah, bravo a battere Muric con un piattone destro preciso per la sua prima gioia personale in maglia nerazzurra.
Il finale è un assedio confuso: l'Atalanta colpisce un palo con Samardzic e, in pieno recupero, vede Muric compiere un autentico miracolo su un colpo di testa di Scalvini, deviando la palla sulla traversa. Al triplice fischio esplode la gioia di Fabio Grosso, mentre Palladino mastica amaro per una gestione del match troppo timida nonostante la superiorità numerica.
Le altre gare
Pisa - Bologna 0-1 Il Bologna conquista i tre punti in trasferta grazie alla rete decisiva di Odgaard.
Udinese - Fiorentina 3-0 Netto successo dei friulani che si impongono con tre gol di scarto tra le mura amiche.
Torino - Lazio 2-0 I granata superano la Lazio grazie a una prestazione cinica e di grande solidità difensiva.
Parma - Cagliari 1-1 Sfida in equilibrio che si conclude con un pareggio e un punto a testa per le due formazioni.
Emanuele Saponara