Inter campione d'Italia. 21° Scudetto per i nerazzurri!

Emanuele Saponara
Sport
04/05/2026

Serviva solo la matematica certezza per festeggiare ed è arrivata ieri sera dopo il successo per 2-0 contro il Parma.

L'Inter è campione d'Italia per la ventunesima volta nella sua storia. La squadra di Cristian Chivu si aggiudica il titolo con 3 giornate d'anticipo dopo un girone di ritorno impressionante per qualità di gioco, gol fatti e costanza nei risultati. La supremazia nerazzurra è sbocciata nella seconda parte di stagione lasciando le inseguitrici, Napoli e Milan su tutte, pietrificate e molto indietro nel punteggio. Grande festa per Chivu, Lautaro e compagni, che già ieri sera si sono scatenati in festeggiamenti fino a notte inoltrata, quando hanno raggiunto i propri tifosi davanti al Duomo.


Le parole dei protagonisti

Il trionfo nerazzurro è stato celebrato con profonda emozione e senso di liberazione dai principali artefici di questa cavalcata indimenticabile.

Al fischio finale della gara decisiva, Cristian Chivu ha allontanato i riflettori dalla propria figura per puntarli sul gruppo: "I ragazzi sono stati bravi a rimboccarsi le maniche, a rinascere e a trovare la motivazione giusta. È il ventunesimo scudetto, una pagina importante della storia di questa grandiosa società. Il merito è tutto loro, hanno zittito gli sfottò di chi cercava di denigrare questa squadra".

Un orgoglio condiviso in pieno da capitan Lautaro Martinez, che ha evidenziato il fondamentale lavoro psicologico e tattico del tecnico romeno: "Oggi è tutta felicità per il lavoro fatto, abbiamo sofferto tanto e non era semplice ripartire. Il gruppo è stata la cosa più importante e Chivu è stato bravissimo a portare nuove energie, entusiasmo e a far partecipare tutti, dandoci l'aria nuova di cui avevamo bisogno".

L'unione granitica dello spogliatoio è stata la chiave delle dichiarazioni della serata, ribadita a gran voce anche da Nicolò Barella: "In campo si può sbagliare, giocare bene o male, ma questa squadra non ha mai perso la voglia di stare insieme. Abbiamo dato sempre tutto quello che avevamo e sono orgogliosissimo di questi ragazzi".

Un concetto ripreso e confermato anche da Marcus Thuram, che non ha dubbi sul segreto di questa vittoria tricolore: "Vedo un gruppo che ama la quotidianità e che ama stare insieme: è questa la vera forza della nostra squadra".


Il 2-0 al Parma è una pura formalità

L'Inter era certa di laurearsi campione d'Italia ormai da diverse settimane e i tifosi nerazzurri avevano cerchiato sul calendario la data del 3 maggio, certi che la partita in casa contro il Parma, già salvo, avrebbe consegnato il titolo tra le mani del popolo interista. Il trofeo vero e proprio verrà consegnato, così come comunicato da Lega e Inter, il 17 maggio, dopo la partita contro l'Hellas Verona valevole per la 37^ giornata, nonché l'ultima della stagione davanti ai propri tifosi per l'Inter. Nei 90 minuti decisive le reti di Thuram al 46', in pieno recupero, e Mkhitaryan all'80', assistito da Lautaro Martinez che a modo suo è riuscito a entrare nella storia della partita nonostante uno stato fisico non eccezionale. La fascia al braccio infatti l'ha portata Nicolò Barella per 67 minuti prima dell'ingresso in campo del bomber argentino: molto bello il momento in cui il centrocampista italiano si accorge che il Toro sta entrando in campo e corre da lui per cedergli la fascia. Il Parma dal canto suo ha pure provato a mettere in difficoltà la corazzata di Chivu, ma obiettivamente aveva poco da chiedere alla partita. La squadra di Carlos Cuesta infatti arrivava a San Siro con 42 punti e la certezza di mantenere la categoria.


La rivincita di Chivu: dallo scetticismo alla storia nerazzurra

La rivincita di Cristian Chivu ha i contorni nitidi di un trionfo assoluto, costruito nel silenzio e consacrato sul campo. Accolto al suo arrivo da un palpabile scetticismo generale e dai dubbi di chi lo riteneva un azzardo per una panchina così pesante, il tecnico romeno ha risposto con i fatti, trasformando le perplessità in un'autentica marcia trionfale. Alla sua primissima stagione alla guida della prima squadra, Chivu ha plasmato un'Inter letale, capace di dominare il campionato e di laurearsi Campione d'Italia con ben tre giornate d'anticipo.

Un capolavoro tattico e motivazionale che assume un sapore ancora più epico se letto attraverso le lenti della storia: con questo scudetto, Chivu entra di diritto in un circolo d'élite ristrettissimo, diventando uno dei pochissimi eletti ad aver conquistato il tricolore con i colori nerazzurri sia indossando gli scarpini da giocatore, sia guidando la squadra in giacca e cravatta dall'area tecnica. Non è solo la vittoria di un gruppo, ma l'indiscutibile rivincita di un uomo che ha saputo scrivere una nuova, indelebile pagina della leggenda interista.

Dal punto di vista tattico è stato furbo a raccogliere l'eredità di Inzaghi, senza snaturarla, ma limandone alcuni difetti. Il 3-5-2 è stata la certezza ma il cambio in 3-4-2-1 si è rivelato fondamentale in alcuni frangenti, così come un baricentro più alto e una riaggressione spietata una volta persa palla, in pieno stile europeo. Chivu è stato moderno in alcune scelte tattiche e "vecchio stile" nel saper compattare il gruppo, ricreando uno spirito di fratellanza dopo la tripla disfatta della scorsa stagione.

Non bisogna infatti dimenticare da dove partiva questa squadra: il campionato buttato via in favore del Napoli, la Supercoppa persa contro il Milan, la batosta in finale di Champions contro il PSG, l'addio di Inzaghi e molti giocatori che sembravano arrivati a fine ciclo senza più stimoli ed energie. La mano di Chivu è stata quindi fondamentale per la conquista del titolo.


Dimarco, Calhanoglu e Thuram fondamentali

Loro tre, uno per reparto, rappresentano appieno quanto di buono fatto da Chivu durante la stagione.

Dimarco è stato un treno infermabile sulla fascia sinistra raggiungendo in alcuni momenti uno stato di quasi onnipotenza calcistica. Gol, chiusure difensive ma soprattutto assist. 18 totalizzati in 35 partite, record acquisito, e stagione da incorniciare per un giocatore che più di tutti ha sognato momenti come questo da bambino.

Calhanoglu è ritornato a livelli forse mai visti prima, lasciandosi alle spalle i rumor che lo davano per ceduto al Galatasaray e gli attriti con capitan Lautaro, che lo aveva punzecchiato in qualche intervista estiva. Con lui in campo la squadra è tornata a girare e anche in fase realizzativa è tornato su numeri eccezionali: 12 gol e 7 assist per lui in stagione fino a questo momento.

A chiudere questo tridente dei trascinatori c'è Marcus Thuram, il punto di riferimento offensivo che ha saputo riaccendersi nel momento del bisogno. L'attaccante francese, dopo aver attraversato una fisiologica e leggera flessione centrale caratterizzata da una prolungata pausa dai gol, ha ritrovato la condizione fisica e mentale dei giorni migliori proprio nella fase cruciale dell'annata. Nel finale di stagione è tornato a essere quell'elemento devastante e decisivo che spacca le difese avversarie, mettendo la firma in calce al trionfo: è stato lui, infatti, a decidere la partita scudetto con una giocata delle sue. Un déjà-vu da brividi che lo consacra definitivamente nell'Olimpo interista, portando a termine la stessa identica impresa compiuta due anni fa, quando la sua rete contro il Milan nel memorabile derby decise la partita che valse la conquista della tanto agognata seconda stella. Uomo dei match che valgono la storia.


Lautaro e Barella: i capitani del gruppo

Dietro la conquista del tricolore batte forte il cuore di chi, con la fascia al braccio, ha guidato il gruppo attraverso le intemperie di una stagione lunghissima.

Lautaro Martinez, nelle vesti di primo capitano, ha confermato ancora una volta di essere l'anima assoluta di questa Inter. L'attaccante argentino non si è limitato a incidere profondamente in fase realizzativa con la consueta spietatezza sotto porta, ma si è eretto a imprescindibile trascinatore morale. La sua leadership ha contagiato il gruppo e la riprova del suo peso specifico si è avuta, paradossalmente, proprio nei momenti in cui non è potuto scendere in campo: nelle partite in cui è stato costretto ai box per infortunio, la sua assenza si è sentita in modo tangibile, privando la squadra non solo di un terminale offensivo letale, ma della sua principale fonte di grinta e carattere.

Al suo fianco, a sorreggere il peso delle responsabilità, il vicecapitano Nicolò Barella ha offerto una straordinaria lezione di resilienza e costanza. Nonostante sia stato bersaglio di diverse critiche nel corso dell'annata, il centrocampista sardo ha risposto nell'unico modo che conosce: macinando chilometri e non abbassando mai la testa. Barella si è confermato un perno decisivo per le dinamiche della squadra, sia dal punto di vista dello sviluppo del gioco e dell'intensità in mezzo al campo, sia come ancora morale nei frangenti più complessi. Un lottatore che ha saputo incassare i colpi per poi trasformarli in energia positiva, rimanendo fino all'ultimo respiro un porto sicuro e un esempio di dedizione totale per tutti i compagni di spogliatoio. Insieme, i due capitani hanno tracciato la rotta tecnica ed emotiva verso la vittoria del campionato.


La stagione non è finita: obiettivo Coppa Italia

La festa per il tricolore è esplosa in tutta la sua grandezza, ma la stagione sportiva dell'Inter non è ancora giunta al capolinea. Gli uomini di Chivu, infatti, non hanno alcuna intenzione di fermarsi e puntano a chiudere questa fantastica cavalcata mettendo nel mirino un altro prestigioso trofeo. Il prossimo 13 maggio, nella suggestiva cornice dello Stadio Olimpico di Roma, i nerazzurri scenderanno in campo per disputare l'attesissima finale di Coppa Italia contro la Lazio. Un ultimo, grande sforzo per arricchire ulteriormente la bacheca e coronare un'annata già straordinaria con un possibile "Double" nazionale. L'onda lunga dell'entusiasmo per lo scudetto appena conquistato dovrà ora trasformarsi in energia vitale per affrontare la formazione biancoceleste, dimostrando ancora una volta l'insaziabile fame di vittorie di un gruppo che, arrivato a questo punto, non ha nessuna voglia di smettere di vincere.


Emanuele Saponara