La Roma perde un altro big match. Urgono soluzioni

La stagione della Roma sta procedendo secondo un copione abbastanza lineare. Ruolino di marcia praticamente perfetto contro le squadre che le sono sotto in classifica, eccetto qualche inciampo, e tutto il contrario con le squadre di livello pari e superiore. E' arrivata ancora una volta una sconfitta in una grande sfida per i giallorossi, questa volta contro la Juventus all'Allianz Stadium. La squadra di Gasperini ha giocato una partita modesta, senza acuti particolari, come sempre in questi incontri, e dopo esser andata sotto non ha saputo ribaltare la sfida. Qualche scelta di formazioni discutibile e un atteggiamento troppo passivo, quasi rinunciatario e scoraggiato, hanno condannato la Roma alla sconfitta. Ma se tre indizi fanno una prova, la quarta sconfitta su quattro, con quattro formazioni diverse, contro squadre di livello pari o superiore, non può essere attribuita solo a qualche scelta di campo o qualche modifica tattica.
Il problema è da ricercare nell'atteggiamento, nella personalità dei cosiddetti "senatori", nella fiducia in sé stessi e nei propri mezzi, ancora di più se a prendersi la scena e le responsabilità nella squadra è stato solo un giovane brasiliano del 2003 arrivato da 4 mesi in Italia, che ha mostrato però una personalità, una grinta e una spregiudicatezza che confermano la bontà dell'investimento della società in estate. Ma il solo Wesley non può bastare.
In partite equilibrate la Roma perde. Tutti devono tirare fuori qualcosa in più e poi il mercato...
Come detto, anche Gasperini sembra, a questo punto, un po' confuso su che tipo di squadra sia meglio schierare in queste sfide. Qualche scelta di formazione azzardata e, col senno di poi, sbagliata, come Dybala schierato in vece di prima punta, lascia trasparire questo. Da una parte il tecnico non è soddisfatto del pacchetto offensivo che gli è stato consegnato, in cui l'unico considerato davvero a livello dall'inizio della stagione è Mati Soulé, autore però a Torino di una prestazione incolore. Dall'altra parte il rendimento dei calciatori stessi in queste partite è davvero troppo basso. Dybala in questa stagione è completamente evanescente, non riesce a prendersi responsabilità, non riesce a mettere in mostra il suo talento; Bailey è impresentabile, al limite dell'imbarazzante. Baldanzi ed El Shaarawy coinvolti a fasi alterne, sembrano poter dare quel qualcosa in più ma ai numeri il loro contributo risulta minimo. Ferguson clamorosamente bocciato nel post-partita proprio nel momento in cui sembrava in miglioramento.
Mancano i gol e non solo dall'attacco, perché Koné e Cristante si sono resi protagonisti di un'altra prova sottotono e fin qui non hanno portato numeri alla squadra. E poi la difesa forzatamente rimaneggiata per l'assenza di Ndicka e il problema fisico di Hermoso, in cui almeno Ziolkowski e Rensch si sono distinti con una prova di affidabilità e di personalità. Ma è troppo poco, serve di più, manca quel guizzo che possa accendere la squadra nei momenti di difficoltà, e non è un problema di qualità ma di personalità. In questo modo si possono spiegare le continue sconfitte che negli ultimi anni hanno contraddistinto questa squadra, questo gruppo, lo zoccolo duro, in quelle partite in cui l'avversario ti mette in difficoltà e la palla scotta di più. Il mercato di gennaio potrà aggiungere personalità e imprevedibilità a questa squadra? Sarà difficile, ma non servono i grandi nomi per fare il salto di qualità, come dimostra proprio l'acquisto di Wesley. La Roma ha bisogno di giocatori affamati, pimpanti, sfrontati, che possano cambiare un'inerzia che negli ultimi anni l'ha trascinata in una posizione di medietà complessiva, spegnendo anche la possibilità di sognare il grande colpo in partite sentite come quella di sabato sera.
Gabriele Aloisi
Foto di Salvatore Fornelli