Simona Rolandi: "Ripartiamo dai giovani. Sul Mondiale..."

A margine della XII edizione del Premio "Città di Roma", evento promosso da OPES presso il Salone d'Onore del CONI, abbiamo raccolto le riflessioni di Simona Rolandi, giornalista e volto storico di Rai Sport.
In un momento cruciale per il futuro del nostro calcio, tra l'imminente rinnovo dei vertici della FIGC previsto per il 22 giugno e la necessità di una riforma profonda del settore giovanile, la giornalista analizza le sfide che attendono il movimento azzurro. Nonostante la dolorosa assenza dell'Italia, l'attenzione si sposta anche sul racconto del prossimo Mondiale 2026, una sfida editoriale e tecnologica senza precedenti per la Rai.
Durante questo evento è stato premiato anche Giovanni Malagò quindi, tra elezioni FIGC ed Euro 2032, quali sono le priorità per far ripartire il nostro calcio?
"Faccio un po' di fatica a pensare a Euro 2032 perché in questo momento sono concentrata sul Mondiale in arrivo. La Rai lo trasmetterà e, purtroppo, non ci sarà l'Italia, anche se saranno presenti tante belle partite da seguire. Noi dobbiamo ripartire, dobbiamo ricominciare.
Oggi, qui al Premio Città di Roma, abbiamo parlato di giovani, di valori e di risultati accompagnati da un percorso umano. Dobbiamo ripartire dai ragazzi che giocano a calcio per la strada.
Al di là delle istituzioni, di chi sarà il nuovo presidente della Federcalcio o di Euro 2032, abbiamo una grande occasione e dobbiamo sfruttarla: dobbiamo ripartire come intero movimento.
Vogliamo rivedere gli azzurri ad alto livello perché noi siamo la storia del calcio, non dobbiamo limitarci a "essere stati" la storia. Proprio in tal senso si è espresso oggi anche Ranieri, parlando dei giovani e dell'obbligo quasi morale che hanno le squadre di far giocare più italiani possibile."
Come si può concretizzare questo pensiero? La sensazione, in vista del 22 giugno, è che non debba cambiare solo la "figurina" al vertice della FIGC, ma che si debba cercare un cambiamento radicale del movimento.
"Un cambiamento radicale del movimento deve partire da una considerazione: nella recente partita tra Como e Udinese c'era un solo italiano in campo, Zaniolo. Questo non è accettabile se vogliamo valorizzare i nostri talenti.
Un commissario tecnico — chiunque sarà il dopo Baldini — chi deve andare a guardare in una partita del genere? Abbiamo solo il 33% di "azzurrabili" nel campionato italiano, meno di un terzo del totale. È da qui che dobbiamo ricominciare.
È vero che esistono regole sulla libera circolazione dei calciatori che impediscono di porre limiti numerici rigidi agli stranieri, però si potrebbe stringere un "gentlemen's agreement" tra le varie società per garantire, ad esempio, almeno cinque o sei italiani sempre in campo. Si può fare, oppure può intervenire il potere politico con gli strumenti a sua disposizione.
Qualcosa, però, va fatto concretamente."
Nonostante l'Italia fuori dai Mondiali per la terza volta, come si prepara Rai Sport a raccontare un evento così vasto tra USA, Messico e Canada?
"Gli impianti di Stati Uniti, Messico e Canada sono prontissimi, ma sarà un Mondiale difficile. Si gioca in tre paesi diversi, con ben 48 squadre: è il torneo con il maggior numero di partecipanti nella storia. Sarà una rassegna che ci restituirà la fotografia esatta del pianeta in questo momento.
Giornalisticamente ci si prepara con tanta emozione, ma soprattutto con molto studio.
Ci sono squadre che scopriremo per la prima volta su un palcoscenico iridato e storie affascinanti da raccontare, come quello che potrebbe essere l'ultimo "ballo" di Messi o di Cristiano Ronaldo.
Con Ronaldo non si sa mai, nel 2030 avrà 45 anni, mentre Messi è un pochino più giovane; in ogni caso, ci sarà sicuramente del grande calcio da seguire."
Emanuele Saponara