35^ Giornata di Serie A: Inter incoronata e le altre frenano

Emanuele Saponara
Sport
05/05/2026

La 35esima giornata di Serie A va in archivio consegnando agli annali il verdetto più atteso: l'Inter di Cristian Chivu ha conquistato matematicamente il suo ventunesimo scudetto battendo il Parma a San Siro e chiudendo i giochi con tre turni di anticipo. Un dominio assoluto, certificato non solo dai numeri della capolista, ma anche dalle inaspettate cadute delle dirette inseguitrici.

Mentre Milano esplodeva di gioia, sugli altri campi il fine settimana ha regalato colpi di scena che hanno evidenziato la stanchezza delle rivali. La sconfitta del Milan a Sassuolo e i pareggi di Napoli e Juventus testimoniano la resa definitiva nella corsa al vertice e complicano la lotta per i migliori piazzamenti. Ad approfittare di questo turno ricco di insidie sono state le squadre capitoline nella corsa all'Europa: la Lazio ha centrato un prezioso successo esterno contro la Cremonese, mentre la Roma ha rubato la scena travolgendo la Fiorentina con un netto poker nel posticipo. Tra festeggiamenti tricolori, frenate brusche in zona Champions e disperati punti salvezza, questo weekend ha emesso sentenze fondamentali per le gerarchie del finale di stagione.

Risultati 35ª Giornata Serie A

Venerdì 1 maggio 2026

Pisa - Lecce 1-2


Sabato 2 maggio 2026

Udinese - Torino 2-0

Como - Napoli 0-0

Atalanta - Genoa 0-0

Domenica 3 maggio 2026

Bologna - Cagliari 0-0

Sassuolo - Milan 2-0

Juventus - Verona 1-1

Inter - Parma 2-0


Lunedì 4 maggio 2026

Cremonese - Lazio 1-2

Roma - Fiorentina 4-0


Classifica Serie A alla 35ª giornata:

  1. Inter - 82 punti (Campione d'Italia)
  2. Napoli - 70 punti
  3. Milan - 67 punti
  4. Juventus - 65 punti
  5. Roma - 64 punti
  6. Como - 62 punti
  7. Atalanta - 55 punti
  8. Lazio - 51 punti
  9. Bologna - 49 punti
  10. Sassuolo - 49 punti
  11. Udinese - 47 punti
  12. Parma - 42 punti
  13. Torino - 41 punti
  14. Genoa - 40 punti
  15. Cagliari - 37 punti
  16. Fiorentina - 37 punti
  17. Lecce - 32 punti
  18. Cremonese - 28 punti
  19. Verona - 20 punti (Retrocesso in Serie B)
  20. Pisa - 18 punti (Retrocesso in Serie B)


La notte del tricolore: l'Inter di Chivu si prende il 21esimo scudetto piegando il Parma

In una calda domenica sera di inizio maggio, l'aria attorno a San Siro è elettrica e densa di attesa per la trentacinquesima giornata di campionato, la notte in cui l'Inter di Cristian Chivu ha l'occasione matematica di cucirsi sul petto il ventunesimo scudetto battendo il Parma. I ducali, forti di una salvezza già in tasca, non si presentano però come vittime sacrificali e per gran parte del primo tempo riescono a imbrigliare le trame nerazzurre grazie all'ordine difensivo guidato da Del Prato e alle parate di Suzuki. La pazienza e il cinismo della capolista vengono tuttavia premiati proprio allo scadere della prima frazione, quando Marcus Thuram rompe l'equilibrio gonfiando la rete e facendo esplodere il primo vero boato del Meazza. Nella ripresa, con una squadra magistralmente orchestrata dai ritmi di Barella a centrocampo e blindata in difesa da Bastoni, l'Inter continua a dettare legge fino all'ottantesimo minuto, istante in cui l'infinita intelligenza calcistica di Henrikh Mkhitaryan chiude definitivamente i conti: l'armeno, entrato da poco e servito da un prezioso assist del subentrato capitan Lautaro Martinez, sigla il 2-0 che spegne le speranze emiliane e fa scattare la festa tricolore. Al triplice fischio finale il prato verde diventa il palcoscenico del capolavoro di Cristian Chivu, l'uomo capace di raccogliere una squadra smarrita in estate e di condurla al trionfo grazie a scelte tattiche moderne e al prezioso supporto del suo staff, in cui figura anche Aleksandar Kolarov. Con questo successo, il tecnico romeno entra nella leggenda del club affiancando Armando Castellazzi, l'unico prima di lui capace di vincere lo scudetto con l'Inter sia in campo da giocatore che in panchina da allenatore. E mentre lo stadio impazzisce di gioia e i festeggiamenti si preparano a invadere Piazza Duomo, Chivu sceglie di godersi l'impresa a modo suo, defilandosi per qualche minuto negli spogliatoi per fumare una sigaretta e smaltire la tensione di una cavalcata che ha consegnato lui e i suoi ragazzi alla storia nerazzurra.


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Il sogno lariano non si ferma: Como-Napoli finisce a reti inviolate

Sulle sponde del lago va in scena uno 0-0 ruvido e tattico che racconta perfettamente le diverse motivazioni delle due formazioni in questo incandescente finale di campionato. Al Sinigaglia, il Napoli si presenta fisiologicamente svuotato e consapevole da tempo dell'inarrivabilità dell'Inter per il primo posto, limitandosi a un possesso palla sterile che evidenzia le scorie di un'annata logorante. A interpretare la gara con il coltello tra i denti, sospinto dall'entusiasmo travolgente del proprio pubblico, è invece un Como in piena lotta per un posto in Champions League. I padroni di casa mettono in campo un'intensità agonistica feroce, aggredendo alti gli azzurri con raddoppi sistematici nel tentativo di strappare una vittoria fondamentale. Pur mancando la lucidità per trovare il guizzo decisivo negli ultimi metri, il pareggio a reti bianche rappresenta per la formazione lariana un punto importante. È un risultato che muove l'alta classifica e mantiene più che mai vivo l'incredibile traguardo europeo, certificando la maturità di un gruppo capace di lottare alla pari contro le big del torneo. Per i partenopei, al contrario, si tratta del proverbiale punto che chiude le pratiche in un finale di stagione vissuto ormai senza grandi sussulti.


Il Diavolo crolla al Mapei: Berardi e Laurienté firmano il trionfo del Sassuolo

Sotto il sole del Mapei Stadium di Reggio Emilia, la trentacinquesima giornata della Serie A consegna un pesantissimo 2-0 in favore del Sassuolo di Fabio Grosso, capace di abbattere un Milan troppo nervoso e incapace di reagire alle difficoltà agonistiche. La gara, assolutamente cruciale per le ambizioni europee della squadra di Massimiliano Allegri, si mette subito in salita: al quinto minuto i neroverdi padroni di casa colpiscono a freddo. Un pallone sanguinoso recuperato a centrocampo da Thorstvedt innesca la corsa di Armand Laurienté, che con estrema lucidità serve Domenico Berardi; l'attaccante calabrese non ci pensa due volte e fa partire un mancino velenoso che si insacca dritto all'angolino basso, fulminando Mike Maignan. Il Diavolo, ferito nell'orgoglio, prova a scuotersi affidandosi alle accelerazioni di Rafael Leão e agli inserimenti di Nkunku, ma la frenesia agonistica prevale rapidamente sulla lucidità tattica. L'episodio chiave, che trasforma l'incontro in un vero e proprio incubo per la formazione meneghina, si materializza al 24': Fikayo Tomori, che era già stato ammonito al nono minuto di gioco per un intervento in ritardo, commette una seconda ingenuità imperdonabile e costringe l'arbitro Maresca a estrargli l'inevitabile secondo cartellino giallo e il conseguente rosso. Ridotti in dieci uomini per oltre un'ora di gioco, i rossoneri rischiano il tracollo completo già al 26', quando un intervento provvidenziale in scivolata di Pavlović nega a Thorstvedt il raddoppio a botta sicura da distanza ravvicinata. Dopo un timido e impreciso tentativo di Saelemaekers a ridosso dell'intervallo, le squadre vanno al riposo. La ripresa, tuttavia, inizia seguendo lo stesso identico copione nefasto per gli ospiti: al 47' Laurienté decide di mettersi in proprio, superando la retroguardia milanista con estrema facilità e trafiggendo Maignan per il colpo del definitivo ko. Sotto di due reti e in grave inferiorità numerica, Allegri tenta la carta della disperazione inserendo progressivamente forze fresche come Loftus-Cheek, Pulisic, Ricci, Gimenez e Athekame, ma il forcing risulta del tutto sterile e prevedibile. Un'iniziativa personale imprecisa di Jashari e un destro largo proprio di Athekame all'83' si rivelano gli unici sussulti di un attacco parso a tratti irriconoscibile. In pieno recupero è Stefano Turati a mettere il sigillo finale e a mantenere la porta inviolata, bloccando in sicurezza una punizione insidiosa battuta da Christian Pulisic. Il triplice fischio sancisce non solo un successo importante per il Sassuolo in questo rovente e incerto finale di campionato, ma certifica soprattutto una crisi profonda nel gioco e nei nervi del Milan, che vede complicarsi terribilmente il proprio cammino a soli tre turni dal termine della stagione.


Vlahovic ritrova il gol ma non basta: la Juve sbatte sui legni e sull'orgoglio scaligero

L'Allianz Stadium si aspettava una domenica di sorpassi e certezze, ma il posticipo della trentacinquesima giornata di Serie A regala l'ennesimo sapore agrodolce alla stagione della Juventus targata Luciano Spalletti. Il pareggio per 1-1 contro un Hellas Verona già matematicamente retrocesso rappresenta un'occasione gettata al vento dai bianconeri, incapaci di capitalizzare lo scivolone pomeridiano del Milan e fallendo così il fondamentale aggancio al terzo posto in classifica. Quella che sulla carta doveva essere una semplice formalità si trasforma rapidamente in una complessa trappola psicologica e tattica. Gli scaligeri guidati da mister Sammarco, liberi da pressioni e animati da puro orgoglio agonistico, interpretano la gara con una densità difensiva granitica e un ammirevole cinismo. Il gelo cala su Torino al 34', quando Kieron Bowie ammutolisce lo stadio insaccando la rete dell'inaspettato vantaggio ospite. Spalletti, palesemente insoddisfatto di una manovra troppo orizzontale e farraginosa, decide di stravolgere l'assetto all'intervallo, gettando nella mischia Dusan Vlahovic al posto di Khéphren Thuram. L'intuizione produce la scossa desiderata: al 62', l'attaccante serbo, che non trovava la via della rete da un'eternità calcistica di ben 179 giorni, si incarica di battere una punizione dal limite e disegna una traiettoria perfetta per il meritato pareggio. È il preludio a un autentico assedio alla porta di uno straordinario Montipò. Il forcing finale della Juventus diventa asfissiante, ma finisce inesorabilmente per infrangersi contro la dea bendata: due legni clamorosi negano alla Vecchia Signora una rimonta che pareva inevitabile. Nonostante i successivi ingressi di Koopmeiners e Zhegrova per l'assalto disperato, il Verona erige un muro insormontabile lottando su ogni pallone, foga agonistica testimoniata anche dal nervosismo finale costato l'espulsione al direttore sportivo gialloblù Sogliano per proteste. Il fischio finale di Ayroldi certifica un passo falso sanguinoso che permette alla Roma di accorciare minacciosamente nella volata Champions, ma soprattutto riapre interrogativi sul carattere della squadra. La Juventus continua a palesare un'allarmante incapacità di scardinare le difese chiuse e di finalizzare la mole di gioco creata, un difetto strutturale che a tre giornate dal termine rischia di complicare i piani dell'intera stagione.


Roma - Fiorentina: 4-0

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Dea a secco, il Grifone ringrazia: Bijlow e la traversa fermano un'Atalanta sprecona

Sotto i riflettori della New Balance Arena, l'Atalanta di Raffaele Palladino manca l'appuntamento con la vittoria sbattendo contro il granitico muro del Genoa di Daniele De Rossi, in uno 0-0 che racconta perfettamente il momento delle due squadre in questa 35esima giornata. Per i bergamaschi è l'ennesima frenata in un periodo di forte sterilità offensiva, accompagnata dai primi mugugni del tifo di casa. Il copione tattico vede i nerazzurri proiettati in avanti per inseguire i punti europei, mentre i rossoblù, schierati con lo spregiudicato tridente Vitinha-Colombo-Ekhator, gestiscono la pressione con enorme maturità. A negare la rete ai padroni di casa ci pensa soprattutto Justin Bijlow: il portiere olandese compie interventi decisivi e viene salvato dalla traversa, che respinge beffardamente un bolide di Raspadori, subentrato a uno spento Scamacca nella ripresa. Le giocate di De Ketelaere e le intuizioni di Krstovic si infrangono sistematicamente sulla difesa ligure orchestrata da Ostigard. Al triplice fischio dell'arbitro Pezzuto l'esito assume contorni diametralmente opposti. Per De Rossi questo pareggio vale la conferma della salvezza matematica a 40 punti, certificando un eccellente lavoro in corsa; per Palladino suona come un campanello d'allarme. L'Atalanta, incapace di sfruttare il fattore campo, vede allontanarsi la Champions.

La perla di Noslin beffa lo Zini: la Lazio ringrazia i cambi di Sarri e condanna la Cremonese

Sotto il cielo di Cremona, il posticipo della trentacinquesima giornata di Serie A consegna alla Lazio una vittoria all'ultimo respiro, spingendo la Cremonese di Marco Giampaolo a un passo dal baratro della retrocessione. Il rocambolesco 2-1 maturato allo Stadio Zini è un autentico concentrato di emozioni, errori e intuizioni tattiche nate dalla mente di Maurizio Sarri. L'avvio sorride ai padroni di casa, bravi a non disunirsi nonostante l'infortunio muscolare del difensore Baschirotto al 21'. Al 29' è Federico Bonazzoli a far esplodere la curva grigiorossa: il suo mancino avvelenato dai venticinque metri sorprende Edoardo Motta, la cui clamorosa disattenzione regala il vantaggio alla Cremo. La reazione capitolina è incredibilmente sterile per tutta la prima frazione, ma la svolta si materializza all'intervallo, quando Sarri boccia senza appello un opaco Daniel Maldini inserendo Tijjani Noslin. L'olandese scuote immediatamente la Lazio, che trova il sospirato 1-1 all'ottavo della ripresa grazie a Gustav Isaksen, finalizzatore di una fluida manovra corale innescata da un incontenibile Nuno Tavares. Il match si trasforma così in una ruvida battaglia ravvivata dai cambi: l'ingresso a sorpresa del veterano Jamie Vardy restituisce profondità all'attacco lombardo, ma è ancora il portiere laziale Motta a prendersi la scena, riscattando la papera iniziale con un salvataggio miracoloso sul destro di Bondo al novantesimo minuto. Sul fatale ribaltamento di fronte, la spietata legge del calcio punisce inesorabilmente lo sbilanciamento dei grigiorossi: al 92', sfruttando uno scarico del subentrato Boulaye Dia, proprio Noslin s'inventa una perla tecnica, disegnando un magistrale destro a giro dal limite che si insacca imparabile alle spalle di Audero. Il triplice fischio dell'arbitro Chiffi decreta il trionfo in rimonta di una Lazio letale, capace di sfruttare la panchina, lasciando una coraggiosa Cremonese a fare i conti con una sconfitta amarissima che compromette la sua permanenza nella massima serie.


Cheddira gela l'Arena Garibaldi: Lecce in fuga salvezza, per il Pisa è Serie B

L'anticipo della trentacinquesima giornata emette un verdetto inappellabile: all'Arena Garibaldi il Lecce si impone 1-2 e condanna il Pisa all'aritmetica retrocessione in Serie B, a soli 362 giorni dalla storica promozione. La sfida, un drammatico spareggio salvezza, si infiamma nella ripresa dopo un primo tempo bloccato dalla paura di perdere e dall'esasperato tatticismo. Al 52' è Lameck Banda a rompere l'equilibrio approfittando di una grave disattenzione toscana. L'orgoglio nerazzurro, tuttavia, porta al pareggio quasi immediato: al 56' Mehdi Léris, pur acciaccato, trova una traiettoria fantastica che fulmina Falcone. Ma l'illusione locale dura pochissimo. Nel tentativo disperato di vincerla per restare in corsa, il Pisa si sbilancia in avanti ed espone il fianco, subendo al 65' il fatale e magistrale contropiede ospite: Pierotti sradica un pallone a centrocampo, si invola sulla trequarti e serve a Walid Cheddira il più comodo degli assist per il definitivo sorpasso salentino. L'assalto all'arma bianca dei padroni di casa sbatte nel finale sui guantoni di uno straordinario Wladimiro Falcone, autore di un riflesso vitale sul colpo di testa ravvicinato di Piccinini. Il triplice fischio di Doveri premia così il pragmatismo di Eusebio Di Francesco, che sbanca Pisa volando a +4 sulla zona calda della classifica. Per i toscani, invece, l'amara resa sul prato di casa certifica tutti i limiti strutturali di una rosa forse mai apparsa davvero attrezzata mentalmente e tecnicamente per conservare la massima serie, salutata oggi tra le lacrime e la grande delusione del proprio instancabile pubblico.


Le altre gare


Bologna - Cagliari: 0-0

Partita a reti bianche con la squadra di Italiano che spreca l'opportunità di portarsi a -4 dall'Atalanta con ancora lo scontro diretto da giocare.


Udinese - Torino: 2-0

3 punti per l'Udinese di Kosta Runjaic che a tre giornate dalla fine del campionato ha già migliorato lo score di punti dell'anno scorso.


Emanuele Saponara